Storia

La storia di Giorgio Armani in tre abiti

Scritto da Beulah | 17 luglio 2019

I completi sono tornati di moda, perciò diamo un’occhiata alla vita dell’uomo che ha dato il via alla nostra storia d’amore con l’abbigliamento su misura: Giorgio Armani. Uno di quegli stilisti unici in grado di vestire sia le donne che gli uomini: è il momento di ripercorrere alcuni dei momenti più iconici di Armani nel mondo della moda.

Il completo destrutturato

I seguaci della moda contemporanea sono abituati alle stravaganze di Armani. È stato il primo stilista a trasmettere in diretta una sfilata di moda, il primo stilista a vietare i modelli con un IMC troppo basso e ha disegnato gli abiti mozzafiato di Lady Gaga, che quasi le rubano la scena, per i suoi tour Born This Way e Monster Ball. Sorprendentemente, una delle innovazioni più durature di Armani è stata anche la meno in vista: il blazer.

Richard Gere (quasi) indossando un completo Armani in American Gigolò

Giorgio Armani fondò la sua omonima casa di moda nel 1975, presentando una collezione uomo. Ammorbidendo la silhouette dell’abito tradizionale divenne noto per i suoi blazer, a un certo punto fu addirittura soprannominato il Re dei Blazer. Anche le giacche destrutturate ebbero un ruolo significativo nella prima collezione da donna di Armani. Questo cambio fu chiaro in American Gigolò, la prima collaborazione hollywoodiana di Armani, in cui la giacca di Richard Gere ricade fluida sulle sue spalle.

I tailleur da donna di Armani furono altrettanto rivoluzionari. Spinto dalla sorella, Armani utilizzò tessuti maschili raffinati e leggeri per creare tailleur da donna destrutturati. E, naturalmente, una volta destrutturate le nostre idee sul significato di power dressing, Armani lo reinventò di nuovo con...

Il power suit

Gli anni ‘70 registrarono un numero senza precedenti di donne nel mondo del lavoro, in particolare nel settore dei lavori d’ufficio. Queste professioniste avevano bisogno di un guardaroba che le aiutasse ad affermarsi in varie realtà, purtroppo sessiste, senza farle sentire “bambine vestite da uomini”. Giorgio Armani e le sue spalline antigravità erano un passo avanti, con ciò che viene definito “power suit”.

“Non direi che il power suit fosse un riflesso del femminismo”, spiega Armani in questa intervista con Atlas Corps. “Era piuttosto ispirato da un’esigenza reale, che ho soddisfatto con un’invenzione pragmatica che ha avuto un forte impatto sociale. Tutto è iniziato dal mio desiderio di creare giacche semplici e morbide, che permettessero a chi le indossava di muoversi liberamente e naturalmente. Mi sono presto reso conto che le donne, con la loro vita lavorativa sempre più impegnata, avevano bisogno di abiti comodi come quelli degli uomini. Avevano bisogno di qualcosa che desse loro dignità, un’attitudine che le aiutasse ad affrontare la vita professionale.”


Un fotogramma dalla collezione Armani Primavera/Estate 1989

Armani non è stato il primo stilista contemporaneo a intuire il potenziale delle spalline – la scintilla di genio appartiene a Barbara Hulanicki di Biba – ma il talento dello stilista italiano per la sartoria ha elevato il power dressing alla portata del grande pubblico. Prima che arrivasse Armani, le spalline erano spigolose o pacchiane. I vittoriani e gli hipster di Soho apprezzavano le spalline, tutti gli altri erano un po’ diffidenti. Le linee pulite e la precisione sartoriale di Armani hanno dimostrato che le donne con le spalle grandi possono comunque essere eleganti, persino femminili.

E quando la costumista Sandy Powell ha cercato di ricreare un autentico guardaroba da agente di cambio degli anni ‘90 per The Wolf of Wall Street, è andata direttamente da Armani.

Il completo sportivo

L’idea degli atleti come icone della moda è ancora relativamente nuova, dovuta alla possibilità, apparentemente infinita, che il pubblico abbia accesso ai suoi atleti preferiti attraverso i social media e, come avrai capito, Giorgio Armani. Essendo a sua volta un atleta appassionato, Armani è uno dei principali stilisti in grado di coniugare l’alta moda con l’eccellenza sportiva. Oltre a disegnare le uniformi per olimpionici, giocatori di basket e calciatori, Armani ha disegnato anche le divise per la nazionale inglese di calcio e una linea di abbigliamento ispirata al giocatore ucraino Andriy Shevchenko.

Ancora una volta, le norme della moda comunemente accettate sono state sovvertite da Armani. Ha preso abiti rigidi e li ha destrutturati in eleganza su misura. Ha preso un capo maschile e l’ha reinventato per le donne, poi ha aiutato lo sport a sfruttarne le potenzialità stilistiche. Armani ha spesso parlato delle sfide che il corpo di un tipico atleta muscoloso presenta ad uno stilista abituato a vestire modelli piuttosto snelli. Ma è una sfida che sembra gradire, continuando ad usare tessuti morbidi e linee forti per combinare egregiamente sport, moda e i suoi amatissimi completi.

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